RMI presente all’ADA Event 2026: economia circolare e futuro della filiera ELV al Museo Lamborghini

Il 6 giugno 2026, al Museo Ferruccio Lamborghini a Funo di Argelato (Bologna), si è tenuta la nuova edizione di ADA Event, l’appuntamento di riferimento per la filiera italiana degli End-of-Life Vehicle (ELV). Anche quest’anno RMB ha partecipato come main sponsor e, insieme a RMI, la società del gruppo specializzata nel trattamento dei veicoli a fine vita, ha confermando il proprio ruolo di protagonista nel segmento del recupero e della valorizzazione dei materiali provenienti dalle automobili dismesse.

L’edizione 2026, organizzata da ADA — Associazione che rappresenta gli operatori della demolizione auto — ha riunito i principali attori della filiera: demolitori, associazioni di settore, produttori di cemento e acciaio, istituzioni e operatori del recupero. Il tema scelto, “Una nuova era per il mondo dell’ELV”, ha inquadrato una trasformazione già in corso: quella di un settore che smette di trattare il veicolo dismesso come un problema e comincia a gestirlo come una miniera urbana di materiali ad alto valore.

RMB e RMI: una filiera integrata per il recupero dei veicoli fuori uso

La presenza congiunta di RMB e RMI ad ADA Event è la rappresentazione di un modello industriale. RMI, parte del gruppo RMB, si occupa del trattamento dei veicoli fuori uso a monte della filiera, come RMB che, inoltre, gestisce la trasformazione delle frazioni metalliche in materie prime seconde di alta qualità, destinate ad acciaierie e fonderie. Un ciclo integrato che copre l’intero arco dalla demolizione alla re immissione nei cicli produttivi, con impianti tecnologicamente avanzati progettati per massimizzare il recupero di materia e ridurre le emissioni in ogni fase del processo.

Oggi un veicolo a fine vita è una composizione complessa di materiali: acciaio, alluminio, rame, plastiche, vetro, fluidi. La sfida industriale, e la sfida normativa che l’Europa sta affrontando con la revisione del Regolamento ELV, è fare in modo che la maggior parte possibile di questa materia rientri nei cicli produttivi certificata, tracciata, conforme agli standard End of Waste. È esattamente il terreno su cui RMB e RMI operano da anni.

Antonio Amato alla tavola rotonda: il punto di vista dell’industria del recupero

Il cuore del programma è stata la tavola rotonda delle ore 16, moderata da Valentina Varini, Vice Presidente ADA. Antonio Amato, Amministratore Delegato di RMB SpA, ha portato il punto di vista dell’industria del recupero a un tavolo che comprendeva Toni Cernicchiaro (Vice Direttore Generale UNRAE), Simone Pollini (AFARM — Associazione Filiera Auto e Riciclo Metalli) e Andrea Carluccio (Direttore Commerciale Haiki-COBAT). Il confronto ha affrontato i nodi strutturali della filiera ELV: dalla frammentazione degli impianti di demolizione alla necessità di standard più omogenei per le materie prime seconde, fino al tema della competitività dei materiali riciclati rispetto alle materie prime primarie in un mercato globale sotto pressione geopolitica.

In apertura, Alberto Giorgi e Lorella Volpato, Consiglieri ADA, hanno presentato rispettivamente uno studio sull’organizzazione degli impianti e una proposta di riorganizzazione della filiera, due contributi che hanno posto le basi analitiche per la discussione successiva. Le conclusioni sono state affidate ad Anselmo Calò, Presidente ADA.

Il contesto: perché la filiera ELV è strategica per l’Italia

In Italia vengono rottamati ogni anno oltre un milione di veicoli. Il loro trattamento corretto non è solo una questione ambientale: è una questione industriale e geopolitica. I metalli recuperati dagli ELV — ferrosi e non ferrosi — alimentano la filiera siderurgica e metallurgica nazionale, riducendo la dipendenza dall’importazione di materie prime primarie da mercati sempre più volatili. Un veicolo dismesso contiene in media circa 70-75% di materiali recuperabili: acciaio, alluminio, rame, ma anche plastiche e vetro che i processi più evoluti riescono oggi a valorizzare in modo crescente.

È in questo contesto che il ruolo di operatori come RMB e RMI acquisisce una valenza che va oltre la gestione dei rifiuti. Significa contribuire alla sicurezza delle forniture industriali italiane ed europee, in un momento in cui la dipendenza dalle materie prime estere è diventata una vulnerabilità sistemica riconosciuta a livello di politica economica europea.