Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato il decreto FER X definitivo. Il provvedimento, atteso dopo il via libera della Commissione europea dell’8 giugno 2026, fissa un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile, di cui 10 GW destinati al fotovoltaico. Per gli impianti di potenza superiore a 1 MW, l’accesso avviene tramite procedure competitive bandite dal GSE; entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, il Ministero approverà le regole operative.
È una notizia che accelera la transizione energetica italiana. Ed è anche un segnale preciso per chi già opera nel settore fotovoltaico: con nuovi incentivi disponibili, la sostituzione e il revamping degli impianti esistenti diventa una scelta concreta. E con il revamping arriva una domanda che non si può rimandare — come gestire correttamente i pannelli rimossi.
Cosa prevede il decreto FER X per il fotovoltaico
Il FER X suddivide la capacità incentivata in due fasce. 10 gigawatt sono riservati agli impianti fino a 1 MW, che accedono direttamente al meccanismo di supporto. I restanti 27,15 GW — tra cui 10 GW fotovoltaici — sono destinati a impianti di maggiore dimensione e richiedono la partecipazione alle aste GSE.
Il provvedimento sostiene impianti con costi di generazione vicini alla competitività di mercato. Per molti operatori industriali che hanno impianti installati con il Conto Energia I-V, spesso tra il 2008 e il 2013, il FER X apre la possibilità concreta di sostituire i moduli ormai datati con tecnologie di nuova generazione, più efficienti e accedere a un nuovo ciclo incentivante.
Il revamping porta con sé un obbligo normativo: il corretto smaltimento dei pannelli rimossi
Ogni operazione di revamping che comporta la sostituzione di moduli fotovoltaici genera un flusso di rifiuti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Il quadro normativo italiano, aggiornato con il D.Lgs. 2/2026, è chiaro: i pannelli fotovoltaici devono essere conferiti a operatori autorizzati, con documentazione completa e tracciabile.
Per gli impianti incentivati, il GSE monitora il corretto smaltimento dei moduli rimossi e può subordinare alcune operazioni alla dimostrazione dell’avvenuto conferimento a un sistema di raccolta autorizzato. In caso di revamping rilevante — cioè quando la sostituzione riguarda più della metà dei pannelli originali — si applicano regole specifiche sul trattenimento delle quote di garanzia.
Non si tratta di una formalità burocratica: la mancata conformità può avere conseguenze dirette sull’accesso agli incentivi e sulla regolarità ambientale dell’impianto
Cosa recupera un impianto autorizzato dal trattamento di un pannello fotovoltaico
Il riciclo di un pannello fotovoltaico non è smaltimento: è recupero di materia. Da un singolo modulo, un impianto specializzato ricava in media:
- 15 kg di vetro, riutilizzabile nell’industria vetraria e nell’edilizia
- 3 kg di plastica recuperabile
- 2 kg di alluminio, riciclabile
- 1 kg di polvere di silicio, strategico per la produzione di nuovi moduli
- 100 g di rame, metallo ad alto valore economico
Il tasso di recupero materiali raggiunge il 98% del peso del pannello. La quota di materiale non recuperabile è marginale.