Revamping fotovoltaico: cosa succede ai pannelli rimossi

Il revamping di un impianto fotovoltaico è l’insieme degli interventi che ammodernano un impianto solare esistente, sostituendo pannelli vetusti o danneggiati, inverter obsoleti o altri componenti, per recuperare efficienza produttiva o adeguarsi agli standard tecnologici più recenti. Con la prima generazione di impianti installati in Italia tra il 2008 e il 2013 che ha ormai esaurito la propria vita utile, il revamping è entrato nell’agenda operativa di un numero crescente di attori operanti nel settore.

C’è però un aspetto che nelle valutazioni sul revamping viene spesso sottovalutato: la gestione dei pannelli rimossi. Questi infatti diventano rifiuti RAEE — Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche — e il loro trattamento segue regole precise dettate dal d.lgs. 49/2014 e s.m.i., con implicazioni dirette sulla compliance normativa ed annessi requisiti documentali per gli impianti assoggettati al Conto Energia.

Quando si parla di revamping, si parla anche di RAEE

La sostituzione dei pannelli fotovoltaici rientra nella categoria degli interventi significativi, che devono essere comunicati al GSE entro 60 giorni dalla conclusione dei lavori. I moduli rimossi, qualunque sia la loro età, tecnologia o condizione, sono classificati come RAEE e devono essere conferiti a un operatore autorizzato per il trattamento.

Per gli impianti ancora in convenzione con uno dei Conto Energia (I-V), questa documentazione non è accessoria: il GSE può subordinare la continuità degli incentivi alla dimostrazione dell’avvenuto smaltimento regolare dei moduli sostituiti. In caso di variazione di potenza superiore al 5%, soglia rilevante per impianti sotto i 20 kW, i controlli sono ancora più stringenti.

Il D.Lgs. 2/2026, entrato in vigore a gennaio 2026, ha ulteriormente chiarito il quadro: per tutti i pannelli immessi sul mercato dopo il 13 agosto 2012, la responsabilità finanziaria del fine vita è a carico del produttore. Per il proprietario dell’impianto, questo non elimina l’obbligo di documentare il conferimento a un soggetto autorizzato, anzi, lo rende ancora più tracciabile e verificabile.

I pannelli rimossi durante un’operazione di revamping non sono uno scarto: sono una fonte di materia prima secondaria che, gestita correttamente, alimenta l’economia circolare del fotovoltaico.

Cosa deve aspettarsi chi gestisce un revamping industriale

Per un impianto fotovoltaico di potenza superiore a 10 kWp — la soglia che distingue un impianto fotovoltaico tra professionale e domestico — il percorso di smaltimento dei pannelli rimossi richiede:

  • Conferimento a un operatore debitamente autorizzato al trattamento dei RAEE
  • Emissione dei formulari di identificazione rifiuto (FIR) per ogni trasporto
  • Registrazione nel registro di carico e scarico dell’operatore
  • Certificazione dell’avvenuto trattamento, da conservare per eventuali verifiche GSE o controlli ambientali

Chi pianifica un revamping su impianti incentivati deve coordinare questa filiera in parallelo con la comunicazione GSE, non dopo. I tempi di smaltimento e la disponibilità della documentazione devono essere compatibili con le scadenze previste dalla normativa.

Per chi sta pianificando un’operazione di revamping nel 2026 o nel 2027, il momento di includere la gestione del fine vita nella pianificazione è prima dell’intervento, non durante o dopo. Richiedete un preventivo nella sezione Pannelli Fotovoltaici o scrivete a info@rmisrl.com